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GiuseppeTerragni
Scacco alla consistenza dei volumi
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Di Terragni sembra che si sia già detto tanto: ampia è la bibliografia e numerose sono le mostre già dedicate al suo lavoro. Se la ricerca continua, limponente volume Giuseppe Terragni- edito da Electa in occasione dellaltrettanto vasta mostra del 1996 nelle milanesi sale della Triennale, è ancora tra le più recenti e vaste raccolte di documentazioni complete e riflessioni sullopera del grande architetto italiano. Pur se moltissime scene della sua densa vicenda umana vengono qui puntigliosamente rappresentate e molti retroscena rivelati e i vari qualificati contributi illuminano nuovi scorci della sua personalità e del suo lavoro- ricorda a proposito della mostra Giorgio Ciucci che si tratta si una tappa importante nellambito di unattività che ha per motore il Centro Studi Terragni, ma che altri archivi ancora vanno consultati.
La complessità del suo fare non è stata ancora del tutto svelata.
Enigmatica metafora è quellunico pilastro di nudo cemento, sottovetro, nella sala del federale della Casa del fascio di Como, che al di là delle intenzioni simboliche formalmente ricollegabili ad unimmagine idealizzata di un fascismo rivoluzionario, del quale Terragni si sente portavoce, rivela per contrasto l'allusione alla natura di pura apparenza dellarchitettura. Ovvero l'architettura esistente oltre la rude materia.
Non a caso è proprio l'esecuzione del rivestimento, interfaccia tra materia e apparenza, l'ultima ossessione progettuale e costruttiva della Casa del Fascio. Ultimo sofferto atto verso il capolavoro. Le lastre di marmo bianco, che Terragli esigeva perfette, rappresentano l'essenziale luogo della sintesi, dove la forma dell'architettura, distillata tentativo topo tentativo, approda al più elevato livello di astrazione,
Da quando lenfant prodige dellarchitettura italiana il 19 luglio del 1943, a soli 39 anni cade fulminato da una trombosi cerebrale su un pianerottolo delle scale di casa della fidanzata a Como, molte domande rifiutano risposte definitive, come se un'unica esperienza personale dovesse servire a spiegare un'intera epoca, le conquiste di una generazione di architetti italiani e gli smarrimenti della generazione successiva .
L'interesse autentico per Terragni è tuttavia storia recente. O forse, meglio, per quando riguarda l'Italia, storia di un, troppo lungo, conveniente o solo distratto relativo interesse, sullo sfondo forviante di un poco nobile manicheismo ideologico non estraneo a più concrete scelte di campo. Per tanti e per tanti anni, la riflessione sull'opera di Terragni è rimasta sospesa pregiudizialmente su una domanda apparentemente essenziale: "Terragni morì da fascista o da antifascista?" Domanda di caratere fondamentalmente biografico che svela il prevalere in generale della "mitologia del maestro" rispettto al contenuto dell'opera, come se quest'ultima fosse il risultato solo di azioni consapevoli e deliberate del autore e non anche di circostanze specifiche e sviluppi e ed effetti casuali. Atteggiamento dall'orizzonte, ovviamente, limitato rischia di non fa vedere ciò che è invece veramente importante: l'esemplarità dell'opera è indipendente da quella del suo autore e dal punto di vista critico -e dalla lezione che eventualmente se ne può ricevere- sopravanza, evidentemente, "esemplarità" dell'autore.
Ancora nel 1971 uno dei maggiori baluardi del pensiero unico dell'ortodossia funzionalista, in uno dei testi obbligatori per gli studenti d'architettura italiani semplificava il contributo di Terragni al formalismo di un "serrato e magistrale gioco i volumi" ovviamente privo del "sostegno di un preciso rapporto funzionale". Considerando la ricerca della forma in Terragni non solo un esercizio declassante, di livello inferiore, rispetto alle "alte" finalità dell'architettura, ma un vero e proprio incidente determinato dalle ristrettezze culturali dell'Italia del tempo.(1)
Mentre alla medesima epoca ben diverso interesse verso l'architettura di Terragni dimostrava Peter Eisenman che indagandone lo strategie formali e linguistiche e sottolineandone le peculiarità rispetto ad altri protagonisti del Movimento Moderno e il superamento dei dogmi funzionalisti lo poneva per un lungo periodo alla base del propria ricerca progettuale. Tanto da poter fino ad un certo punto considerare il lavoro di Eisenman uno sviluppo parallelo di quello di Terragni, prodotto su un corpo di leggi precedentemente individuate. Ben oltre l'interesse storico, Eisenman riporta Terragni all'attualità progettuale.(2)
E figura originale quindi e non minore come è stato considerato in un primo tempo, vedendovi, ora qua ora la, l'influsso di questo o quell'altro "maestro" a lui, in definitiva, contemporaneo. Perché Terragni seppe superare di fatto, con le sue strategie compositive e decompositive, rimettendo in primo piano la scrittura della facciata, lo statuto funzionalista alla ricerca di nuove forme architettoniche, postulato dellarchitettura razionalista, che -come scrisse- "nei loro rapporti di vuoto e di pieno, di masse pesanti e strutture leggere abbiano a donar allosservatore unemozione artistica".
Antonino Saggio nel volume Giuseppe Terragni Vita ed opere- edito da Laterza, individua, come quadro unificante della poetica di Terragni, il tema del telaio che da struttura familiare viene trasformato in forma enigmatica ed astratta. Apparso per la prima volta nel progetto dellofficina per la produzione del gas del 1927, prenderà corpo nella Casa del fascio del 32-36, per acquistare, attraverso le esperienze delle ville, di casa Rustici e dellasilo S. Elia, completa autonomia sintattica nella casa Giuliani Frigerio del 1942. In questa casa della quale Lingeri, che aveva progettato con Terragni le case milanesi, disse che aveva idee per quaranta- lo scollamento delle parti, precisa Saggio, si impossessa di tutto.
Ma altri temi ancora si potrebbero individuare, di questo tema del telaio varianti ed evoluzione, come la stratificatione delle quinte o dei piani percettivi e delle consequenti profondità smaterializzate. O, la dsislocazione centrifuga degli elementi compositivi e la consequente rarefazione della massa architettonica e instabilità delle relazioni tra interni ed esterni. E viene scoperto unorizzonte che solo larchitettura più recente ha cominciato ad esplorare e a percorrere.
Se per Eisenman Philip Johnson si chiedeva, riflettendo sulle prime piccole opere dellamico newyorchese: " Che cosa farebbe in un grande edificio?" per Terragni ci dovrebbe chiedere allora a maggior ragione: chissà cosa avrebbe fatto da grande? Per questultima domanda le risposte sono solo parziamente fornite dai disegni dei progetti non realizzati e dagli ultimi schizzi. Questione chiave, però, visto come si sono arenate tante presunte promesse dei "padri" ufficiali della moderniità. Ecco perché capire fino in fondo Terragni può rivelarsi fondamentale per capire larchitettura di oggi, e le sue crisi e i suoi progressi. Riflettere su Terragni assume per larchitettura contemporanea il valore di riflettere anche su se stessa al presente. Appunto perché il conflitto sempre rilevato, con opposti giudizi, tra piante e prospetti, segna il distacco incociliabile dai princip fondamental dell'ordossia funzionalista, la lezione del comasco è un contributo chiave per l'architettura dopo la fine del proibizionismo.
In un sistema di relazioni che si beffa della consistenza dei volumi, sicuramente a partire dall Casa del fascio, la leggerezza delle quinte, isolate ed in sequenza e in articolazioni di schermature e piani, prevale sulla pesantezza delle masse e i rapporti tra i pieni e i vuoti è tutto giocato su una bidimensionalità apparente che tende all'azzeramento degli spessori, In questa specificità -che sembra appartenere alla totalità delle costruzioni e a molti progetti- in grado di moltiplicare e distribuire su più piani o strati gli elementi del testo delle facciate sedimenta uno dei migliori apporti di Terragni alla cultura del progetto contemporaneo. Un contributo paradigmatico e teorico primitivo del quale non solo si leggono tracce certe, esplicitamente, nei successivi sviluppi di Eisenman e implicitamente in Meier e in misura maggiormente traslata in altri più giovani importanti esponenti del progetto contemporaneo, ma in quando fondamentale innovazione linguistica, evidentemente, risorsa tutt'ora efficacemente disponibile.
Antonio Cacciola.
11/02
Testo riveduto, corretto e ampliato.
Dal testo originario in La Sicilia 30-12-96.
(1) "Terragni non è portato ad autolimitarsi come Pagano e concentra man mano le sue forze nell'unica direzione che sembra rimasta sgombra, cioé in un'accanito approfondimento dei quesiti formali. La Casa del Fascio di Como è il risultato caratteristico di questo sforzo: egli si propone quasi di tradurre in realtà la dichiarazione polemica del MIAR, architettura moderna-architettura fascista; così il tema si trasforma in un mito, togliendo all'architettura il sostegno di un preciso rapporto funzionale. Le intenzioni di Terragni possono così prender corpo soltanto in modo emblematico, in un serato e magistrale gioco di volumi che tuttavia sfiora il formalismo, come Pagano non manca di rimproverargli." L. Benevolo, Storia dell'architettura moderna, pag. 619-620, Laterza, 1971.
(2) P. Eisenman, Dall'oggetto alla relazionalità; la Casa del Fascio di Terragni, 1970, anche in "Casabella", 344, gennaio 1970.
P. Eisenman, From Object to Relationship II; Giuseppe Terragni's Casa Giuliani Frigerio, in "Perspecta", 13-14, 1971. |
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Terragni. Officina per la produzione del Gas, Como, 1927. Veduta del modello. |
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Terragni. Casa sul lago per artista alla V Triennale di Milano
con P.Lingeri, M.Cereghini, G.Giussani, G.Mantero, O.Ortelli, A. Dell'Acqua, C.Ponci pittori M.Nizzoli e M.Radice
Parco del Palazzo dell'arte - 1933, demolito -
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Terragni. Casa del fascio di Como, 1932-'36. |
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Terragni. Asilo infantile Sant'Elia, Como, 1936-'37. Parete vetrata del refertorio, verso il cortile. |
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Terragni. Asilo infantile Sant'Elia, Como, 1936-'37. Dettaglio assonometria. In alto il corpo del refertorio. |
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Terragni. Villa Bianca a Seveso, 1936-'37 |
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Terragni. Progetto Centro studi Unone Vetraria, E42, 1940.
Schizzo della prima soluzione.
"Se gli otto disegni, tutti schizzi planimetrici o assonometrici, sono, a una prima lettura, riconducibili a più ipotesi progettuali, essi cstituiscono, nel loro insieme -la ricerca stilistica della variazione sul tema che questi schizzi denunciano lo conferma- uno dei momenti più alti della sperimentazione linguistica e compositiva di Terragni." Giuseppe Terragni, Electa. Op. cit.
E' stupefacente pensare quanto di una parte delle più avanzate sperimentazioni e prove attuali debbano alle sugestioni di questo schizzo. |
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I libri
AA. VV. - Giuseppe Terragni -1996, Electa
Antonino Saggio- Giuseppe Terragni . Vita e opere -1995, Editori Laterza
VAI ALLA BIBLIOTECA DI ARCHITETTURA AMICA
Sul web
http://www.centrostuditerragni.it
Opere e Biografia.
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