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Architetture Ticinesi
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La scuola delle buone maniere
Tanto per cercare di mettere la discussione dentro la giusta cornice, ricordiamo che il Canton Ticino, ha una superficie di 2811 kmq. e circa 300.000 abitanti. Nel complesso ha una estensione e una popolazione paragonabile a quella di una piccola provincia italiana: più o meno Trapani per fare un esempio.
Ciò detto, appare chiaro che solo ad immaginare lesistenza di un fenomeno ticinese più o meno unitario o quantomeno esattamente circoscrivibile nella sua molteplicità, riguardante larchitettura contemporanea è già di per se un fatto eccezionale.
Loccasione per farsi un idea complessiva ed articolata dellarchitettura ticinese è data dallinteressante opera multimediale Architetture nel territorio -Canton Ticino 1970-2000- edito da Tarmac sa, Mendrisio. Il CD-ROM a cura di Mercedes Daguerre e Graziella Zannone Milan, con contributi di K. Frampton, J. Gubler, R. Masiero e W. Oechslin, strutturato come una guida, presenta 261 lavori realizzati in trentanni nel territorio da Bellinzona a Locarno, da Lugano a Mendrisio- di 90 architetti ticinesi. Vi si trovano documentate opere notissime, poco note o quasi del tutto sconosciute che, a loro volta, portano la firma di architetti famosi al grande pubblico, progettisti considerati esemplari fra gli addetti ai lavori, giovani molto meno noti, non di rado già sulla strada di una loro precisa identità e di un originale contributo.
Le riflessioni di K. Frampton, J. Gubler, R. Masiero e W. Oechslin, tracciano con efficacia una sintesi storica e critica del fenomeno, con puntuali riferimenti alle personalità chiave da Rino Tami a Aurelio Galfetti, da Livio Vacchini a Luigi Snozzi a Flora Ruchat, da Mario Campi a Mario Botta, Bruno Reichlin e Fabio Reinhart solo per citarne alcuni, senza intenzionali e ingiustificabili omissioni,.
I vari punti di vista approfonditi CD-ROM, sono quì di seguito un utile mezzo per mettere in evidenza, registrandone brevi stralci, alcuni dei molti aspetti del fenomeno.
Kenneth Frampton
Negli ultimi trent'anni, vi è stato un movimento abbastanza importante nell'architettura in Ticino. Questo movimento ha diversi aspetti che includono diverse personalità, capostipiti come Rino Tami e Peppo Brivio
Uno dei progetti chiave è un progetto molto conosciuto per il politecnico di Losanna (credo dell'anno 1970) un lavoro di gruppo con Mario Botta, Aurelio Galfetti, Tita Carloni, Flora Ruchat, Luigi Snozzi e Ivo Trümpy. Il loro progetto non è stato realizzato e non ha vinto il concorso, ma è un lavoro molto didattico.
Werner Oechslin
È ovvio che l'architettura ticinese ha raggiunto un posto nella storia dell'architettura di questo secolo; questa storia è iscritta in un quadro che è quello del ricupero della modernità dopo la crisi della seconda guerra mondiale, quando si ricominciava a costruire, non tanto sulle teorie del moderno, ma piuttosto sulle esperienze che erano chiaramente inquadrate in certi personaggi.
Alcune circostanze esterne, come il fatto che vede alcuni architetti riunirsi per fare un progetto in comune (il famoso bagno di Bellinzona, o il concorso per Losanna e forse qualche altro progetto), oggi possiamo dirlo, hanno visto integrarsi due o tre generazioni e hanno permesso che si creasse una nuova fisionomia
Gli anni settanta e gli ottanta hanno visto accrescere la fama mondiale di questi architetti, prima ancora dell'architettura ticinese. Forse è proprio Mario Botta che ha sostituito il fenomeno con un nome, egli naturalmente è diventato la stella di questo gruppo di ticinesi.
Roberto Masiero
"Rispetto agli altri paesi la Svizzera, ma soprattutto il Ticino, affronta il problema della modernità dell'architettura con una straordinaria ingenuità e la affronta partendo non tanto da posizioni o postazioni accademiche quanto dai problemi reali.
La cosa straordinaria è che questo non accade all'interno del mondo accademico ma all'interno delle professioni. Certo l'iter lo conosciamo: Rino Tami che ha l'incarico per quanto riguarda "l'estetica" dell'autostrada, nel suo ufficio la presenza di Snozzi e di Galfetti, l'incontro Snozzi, Galfetti, Vacchini; il viaggio (intellettuale, culturale, estremamente raffinato) di Mario Botta non solo a Venezia ma poi anche a Parigi, l'incontro di Mario Botta con tre figure centrali dell'architettura contemporanea: Le Corbusier, Louis Kahn, (che stavano lavorando a Venezia) e Carlo Scarpa, fanno sì che nel Ticino ci sia questa straordinaria capacità di metabolizzare tutti gli elementi che il linguaggio della modernità aveva messo sul tavolo di fronte ad ognuno di noi.
Questa metabolizzazione non accademica è stata la vera fortuna del Ticino, perché è l'unico caso nel quale dei professionisti arrivano alla fine di questa loro avventura addirittura a fondare una facoltà di architettura.
Botta, Campi, Galfetti, Reinhart, Flora Ruchat, Snozzi, Vacchini raccontano a viva voce i loro processi progettuali in altrettante, autentiche mini lezioni.
Le parole di Livio Vacchini per accennare ad una sua idea di architettura, per grandi linee sono applicabili a tutta larchitettura ticinese degli ultimi tentanni.
Ricerco, in questo senso sono un classico, un'architettura senza tempo, al di fuori del tempo.
La mia critica alla modernità sta in questo fatto. La modernità ha rifiutato la storia e la tradizione in nome di una maggiore autonomia. Io non penso che questa sia la strada da seguire.Penso che le grandi opere dell'architettura moderna sono delle opere classiche.
Si tratta di un rapporto con la classicità che standosene ben alla larga, praticamente sempre, dalle superficiali imitazioni per così dire storicistiche si alimenta di ben altra sostanza. Lordine, la regola, la materia, la geometria, la razionalità, la centralità delluomo sotto forma di funzione, percezione, pensiero, controllo rigoroso del processo ideativo fanno sempre parte in vari dosaggi della dieta dellarchitettura ticinese. Dieta che sembra voler escludere per scelta alcuni ingredienti diciamo, per rimanere in tema, della 'nouvelle cuisine' dellarchitettura contemporanea. Così se Mario Botta, altrove, si dissocia senza diplomazia da Rem Koolhaas e Vacchini non è interessato alla trovata, allepisodio o allarchitettura seducente, Campi finalizza un disegno preciso al tentativo di contrastare il disordine delle periferie e Snozzi rivolge il desiderio fondativo della città contemporanea alla ricerca -molto suggestiva ed eccezionalmente aperta alla diversità- delle regole che possano formare nuovamente un contesto significativo in cui le opere collettive possano inserirsi.
Nella griglia cui qui si allude, sembrano trovare collocazione ed unitarietà il lavoro, se non di tutti, di molti degli architetti presi in esame e riconducibili, quindi, alla "scuola ticinese". Un sistema di affinità per unarchitettura fondamentalmente disciplinata, dal quale sembra distaccarsi Botta -ma che significativamente, appare riguadagnato dai suoi discepoli- che accomuna giovani e meno giovani. Affinità selettive che sembrano lasciare spazio però all'affiorare qua e la, in ordine sparso, di segni di una maniera della routine professionale, riconducibili ad una applicazione riduttiva e semplificata di una idealità circoscritta del moderno. Aspetto che seppur riscontrabile, non solo si rivela in fondo di portata limitata, ma è piuttosto, e quasi esclusivamente confinato nel segmento dell'architettura abitativa privata, riconducibile ad una sorta di standardizzazione della tensione ideale nel progetto corrente che mantiene comunque spesso livelli elevati la qualità. Seppure tavvolta presenti una certa non entusiasmante intercambiabile uniformità tra soluzioni e differenti personalità. E al rischio che certe rinunce possano indurre una perdita di motivazione che prelude al declino, c'è già certamente chi tra gli architetti delle ultime generazioni sta rispondendo, provando nuovi autonomi linguaggi ormai fuori dalla più rigida area di influenza degli originari riferimenti in qualche modo riducibili a dogmi.
A. F. Cacciola 01/03 |
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Mario Botta. Stazione di servizio City, Quinto, 1993-'98. |
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Raffaele Cavadinii. Oratorio di Porta, Brissago, 1991-'96.
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Luca Gazzaniga, Carlo Ceccolini. Casa Redaelli, Figino, 1993-'95. |
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Livio Vacchini. Casa Vacchini, Tenero, 1991-'92. |
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Mario Campi, Franco Pessina. Case a gradoni (Casa Corecco), Montagnola, 1987-'89. |
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Luigi Snozzi. Casa Bernasconi, Carona, 1989-'90. |
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Silvano Caccia, Fabio Muttoni. Caserma Bedrina, Airolo, 1989-'95. |
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Franco Moro, Paolo Moro. Casa Scha..rer, Auressio, 1992-'95. |
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Aurelio Galfetti. Restauro Castelgrande, Bellinzona, 1981-'91. |
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Il libro
Volume multimediale su CD-ROM, per Mac e Win
AA.VV. Architetture nel territorio -Canton Ticino 1970-2000- Tarmac sa, 2001, Mendrisio, Ch.
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Sul web
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